Domande frequenti
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Il sanguinamento è il primo segnale di allarme che il corpo invia per indicare un’infiammazione (gengivite). Se trascurata, può evolvere in parodontite. È fondamentale una valutazione per evitare la perdita di supporto osseo dei denti.
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Esiste una predisposizione genetica, ma la causa principale è batterica. Con una diagnosi corretta e protocolli di mantenimento personalizzati, possiamo fermare la malattia anche in presenza di familiarità.
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È una branca della parodontologia che si occupa di correggere i difetti estetici e funzionali delle gengive, come le recessioni (gengive ritirate). Attraverso piccoli innesti, proteggiamo la radice del dente e miglioriamo l'estetica del sorriso.
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Grazie alle moderne tecniche di rigenerazione ossea e all'uso di materiali da innesto biomimetici, oggi è possibile inserire impianti in sicurezza anche in casi di atrofia ossea che un tempo venivano considerati impossibili.
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No. L'intervento viene eseguito in anestesia locale e le tecniche odierne sono minimamente invasive. La maggior parte dei pazienti riferisce un post-operatorio assolutamente gestibile con comuni analgesici, simile a una semplice estrazione.
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Un impianto può durare decenni, potenzialmente tutta la vita. Tuttavia, è fondamentale prevenire la perimplantite attraverso controlli regolari e una corretta igiene orale, esattamente come faremmo con i denti naturali.
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Per un paziente sano, la frequenza ideale è ogni 6 mesi. Tuttavia, per chi soffre di problemi parodontali o ha molti impianti, consiglio richiami ogni 3 o 4 mesi per monitorare lo stato dei tessuti e prevenire recidive.
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È l’uso di tecnologie come lo scanner intraorale e la progettazione 3D per eliminare le fastidiose impronte tradizionali e ottenere restauri (corone o faccette) estremamente precisi, veloci e naturali.
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Sì. Il dente devitalizzato non sente il dolore, ma i batteri possono comunque attaccare la struttura esterna. Per questo i controlli periodici sono vitali anche sui denti trattati endodonticamente.

