Stefano Vania Stefano Vania

Curare la parodontite si può o meglio si deve

Tutto inizia con un'idea.

Molti pazienti arrivano nel mio studio con una convinzione errata: che la perdita dei denti sia un processo inevitabile dell’invecchiamento o che, una volta diagnosticata la parodontite (la cosiddetta "piorrea"), non ci sia più nulla da fare.

La realtà è diversa: la parodontite si può curare, ma soprattutto si deve curare. Non è solo una questione di estetica, ma di salute generale.

Cos'è davvero la parodontite?

La malattia parodontale è un'infezione batterica cronica che colpisce i tessuti di sostegno del dente: gengiva, osso e legamento parodontale. Se trascurata, questa infiammazione porta alla distruzione dell’osso, alla mobilità dentale e, infine, alla perdita del dente.

Perché "si deve" intervenire?

Curare la parodontite non significa solo salvare il proprio sorriso. Numerosi studi scientifici hanno dimostrato una correlazione diretta tra l'infiammazione del cavo orale e patologie sistemiche gravi, tra cui:

  • Malattie cardiovascolari: I batteri possono entrare nel flusso sanguigno.

  • Diabete: Esiste una relazione bidirezionale che peggiora il controllo glicemico.

  • Complicanze in gravidanza.

Come interveniamo oggi?

Grazie alle tecnologie avanzate e a un approccio multidisciplinare, oggi possiamo trattare la malattia in modo minimamente invasivo. Dalla diagnosi precoce attraverso il mappaggio parodontale (cartella clinica delle gengive), fino alle terapie rigenerative e alla chirurgia plastica gengivale, l'obiettivo è duplice:

  1. Fermare l'infezione ed eliminare i batteri sottogengivali.

  2. Ripristinare la funzione e l'estetica, laddove i tessuti siano stati danneggiati.

La prevenzione è la tua migliore alleata

La terapia non finisce in studio. Il successo a lungo termine dipende da un protocollo di igiene personalizzato e controlli regolari. Mantenere i propri denti naturali è quasi sempre la scelta migliore per la qualità della vita.

Il tuo sorriso è un bene prezioso. Non aspettare che sia troppo tardi.

https://www.gengive.org/

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Stefano Vania Stefano Vania

Parlando di impianti

Tutto inizia con un'idea.

Siamo nel 2026 e l’odontoiatria ha fatto passi da gigante. Se fino a pochi anni fa l’obiettivo principale di un impianto era semplicemente "sostituire un dente mancante", oggi la nostra visione è molto più ambiziosa: vogliamo ripristinare la natura nel modo più invisibile e duraturo possibile.

Ma cosa significa concretamente fare implantologia oggi?

1. La rivoluzione del Flusso Digitale

Nel 2026 non parliamo più solo di viti e corone, ma di protesi digitale. Grazie agli scanner intraorali di ultima generazione e alla pianificazione 3D computer-guidata, siamo in grado di progettare l'intervento virtualmente prima ancora di iniziare. Questo si traduce in:

  • Interventi meno invasivi: Spesso senza necessità di punti di sutura.

  • Precisione millimetrica: Posizionamento ideale per una funzione perfetta.

  • Tempi ridotti: In molti casi è possibile ricorrere al carico immediato, uscendo dallo studio con i denti nuovi nella stessa seduta.

2. Oltre l'impianto: la salute dei tessuti

L'esperienza ci ha insegnato che un impianto di successo non dipende solo dal metallo (o dalla ceramica), ma da ciò che lo circonda. La vera sfida del 2026 è la gestione della chirurgia plastica gengivale. Proteggere l'impianto con una gengiva spessa e sana non è solo un vezzo estetico, ma una necessità biologica per prevenire la perimplantite e garantire che il tuo investimento duri decenni, non anni.

3. Approccio Multidisciplinare: la visione a 360°

Oggi non consideriamo più il dente come un elemento isolato. La mia filosofia di cura a 360 gradi integra:

  • Diagnosi parodontale preventiva: Perché un impianto in una bocca colpita da parodontite non curata è un rischio che non vogliamo correre.

  • Materiali da innesto biomimetici: Per ricostruire l'osso dove manca, utilizzando tecnologie che favoriscono una guarigione naturale e rapida.

Il futuro è la prevenzione del fallimento

Nel 2026 la mia priorità è la manutenzione. Curare un "impianto che soffre" è possibile, ma la nostra missione è utilizzare la tecnologia e l'esperienza per evitare che accada. La diagnosi precoce e i protocolli di igiene avanzati sono parte integrante del piano di cura.

Sostituire un dente non è mai stato così sicuro e naturale. Sei pronto a riscoprire il tuo sorriso?

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Frattura dentale, il mondo dei traumi

Tutto inizia con un'idea.

Un trauma dentale è sempre un evento improvviso che genera ansia e preoccupazione. Che si tratti di una caduta accidentale, di un infortunio sportivo o di un banale incidente domestico, la domanda è sempre la stessa: "Si potrà salvare il dente?"

La risposta nel 2026 è quasi sempre , a patto di agire con tempestività e affidarsi a una gestione clinica meticolosa.

Cosa fare nei primi minuti dopo il trauma?

Il fattore tempo è cruciale. Se il dente è fratturato o completamente espulso (avulsione):

  1. Recupera il frammento o il dente: Non toccare la radice, solo la corona.

  2. Conservalo correttamente: Mettilo in un contenitore con latte freddo o soluzione fisiologica. Se non hai nulla a disposizione, il posto migliore è all'interno della bocca, tra il dente e la guancia (la saliva aiuta a mantenere vitali le cellule).

  3. Corri dal dentista: Un dente reimpiantato entro 30-60 minuti ha altissime probabilità di successo.

La diagnosi: un approccio a 360 gradi

In caso di trauma, la mia priorità è valutare non solo il danno visibile (la frattura), ma anche ciò che non si vede. Utilizziamo la diagnostica per immagini avanzata per escludere:

  • Fratture radicolari: Lesioni profonde che richiedono trattamenti specifici.

  • Danni al nervo: Per capire se sarà necessaria una terapia canalare (endodonzia).

  • Lussazioni: Spostamenti del dente nell'alveolo che necessitano di un bloccaggio (splintaggio).

Le soluzioni moderne: dalla conservazione alla rigenerazione

Oggi disponiamo di tecnologie che permettono restauri invisibili e duraturi:

  • Incollaggio del frammento originale: Se il pezzo di dente è intatto e ben conservato, spesso possiamo ricongiungerlo con resine biomimetiche, restituendo immediatamente l'estetica naturale.

  • Faccette e Corone in ceramica: Se il danno è esteso, la protesi digitale ci permette di creare restauri che imitano perfettamente la traslucenza e il colore dei denti vicini.

  • Cura della gengiva: Un trauma spesso danneggia i tessuti molli. La mia esperienza in chirurgia plastica gengivale mi permette di ripristinare il corretto profilo delle gengive attorno al dente ricostruito.

Lo sport e la prevenzione

Per chi pratica sport (padel, basket, arti marziali), il miglior trattamento è la prevenzione. I bite protettivi su misura sono l'unico strumento realmente efficace per assorbire gli urti e proteggere non solo i denti, ma anche l'osso alveolare.

Hai subito un trauma o hai un vecchio dente ricostruito che ha cambiato colore? Spesso i traumi del passato possono dare segni a distanza di anni. Una valutazione completa può prevenire complicazioni future e restituirti la serenità di sorridere.

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La carie: come si cura davvero?

Tutto inizia con un'idea.

La carie è probabilmente la patologia più conosciuta in odontoiatria, ma spesso è anche la più sottovalutata. Molti pazienti pensano che curare una carie significhi semplicemente "mettere una toppa" (l'otturazione) a un buco nel dente.

In realtà, la moderna odontoiatria conservativa punta a qualcosa di molto più profondo: preservare la struttura naturale del dente il più a lungo possibile.

Non è solo un "buco": la diagnosi precoce

Spesso la carie non fa male finché non è troppo tardi. Per questo, nel mio studio, la cura inizia molto prima del manipolo. Utilizziamo:

  • Sistemi di ingrandimento e luce polarizzata: Per individuare carie iniziali invisibili a occhio nudo.

  • Radiologia digitale a basso dosaggio: Per scovare le carie interprossimali (quelle nascoste tra un dente e l'altro).

Come si cura oggi? L'approccio biomimetico

Curare "davvero" una carie nel 2026 significa utilizzare materiali che imitano la natura. Non usiamo più materiali metallici, ma resine composite nanoriempite e ceramiche che:

  1. Si legano chimicamente al dente: Rinforzando la struttura residua invece di indebolirla.

  2. Scompaiono alla vista: Grazie a una gamma infinita di sfumature, l'otturazione diventa invisibile, integrandosi perfettamente con lo smalto originale.

  3. Risparmiano tessuto sano: Grazie all'uso del microscopio operatorio, rimuoviamo solo la parte infetta, salvaguardando ogni millimetro di dente sano.

Quando la carie è profonda: salvare il nervo

Se la carie è molto estesa, l'obiettivo primario diventa evitare la devitalizzazione. Attraverso procedure di incappucciamento pulpare e l'uso di biomateriali riparatori, cerchiamo di stimolare il dente a produrre nuova dentina, proteggendo la vitalità del nervo.

Oltre l'otturazione: la prevenzione attiva

Curare la carie significa anche capire perché è venuta. Un piano di cura completo a 360 gradi prevede:

  • Analisi del rischio individuale: Test della saliva e analisi delle abitudini alimentari.

  • Sigillature e fluoroprofilassi: Per proteggere le zone più vulnerabili.

  • Protocolli di igiene orale professionale: Perché un dente curato può ammalarsi di nuovo se non inserito in un corretto programma di mantenimento.

Il segreto per curare davvero la carie? Non aspettare il dolore. Una piccola otturazione oggi è infinitamente meglio di una corona o di un impianto domani.

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